Lunedì.
Ore 11 a.m.
Menù del giorno "visita di controllo del dentista con finalità lo stanare eventuali buchi e, per contorno, pulizia dei denti"
Perché si sa, ottobre è il mese della prevenzione, ma settembre è il mese degli idioti.
Dopo essermi distrutta il cervello per benino con le varie riviste-discarica di cui la sala d'aspetto del suo dentista, ovviamente, abbondava e aver appreso che Aida Yespica "supera il dolore per la rottura con il calciatore buttandosi fra le braccia di un milionario (e chi non lo supererebbe così il dolore)”, vengo finalmente chiamata per essere condotta sotto i ferri.
Distesa su quella che comunemente viene definita poltrona, ma che in realtà tutti sappiamo essere un comodo letto a tre piazze e mezzo, aspetto pazientemente che il dentista prepari tutti i vari strumenti di tortura.
“Benebenebenebenebenebene. Vediamo qui cosa abbiamo, apri la boccuccia gioia”. Il mio dentista ama parlare come un deficiente.
“Ahhhh”
“Di più Tesoro”
“AHHHHHHH”
“Ancora un pochino, su da brava!”
Quando finalmente secondo lui la mia mascella era abbastanza smagliata, incurante del principio di slogamento in corso e del fatto che nulla nella mia bocca sarebbe mai più stato come prima, inizia finalmente a trafficare con le sue lunghe dita nel mio cavo orale.
Ha guardato, ispezionato, toccato, sfregato, tirato, illuminato, picchiettato.
Mi ha praticamente violentato la bocca.
Il tutto senza dimenticarsi di canticchiare e di porgermi di quando in quando qualche domanduccia di cortesia.
Giusto per sciogliere il ghiaccio.
“Allora signorina, quanti anni abbiamo?” (me lo chiede tutte le sante volte)
“Ue..hhhih..nhue” (25)
“Come, come?”
“Uenhhhhiiihhhhhnhhueee!” (25)
“Ah,ecco, e cosa vedo qui? Ma abbiamo ancora un dentino da latte? Come mai stella?lo sapevi?” Anche questo me lo chiede ogni volta.
“Hi” Non è il ciao inglese ma un semplice si. Lo so. Ho ancora i denti da latte perché sotto non ho quelli permanenti.
Evidentemente ho così paura di invecchiare che i miei denti si sono rifiutati di progredire durante il naturale passaggio dall’infanzia all’età adulta.
“Selvaggia, Selvaaaaggggiaaaaa, tesoro, vieni a vedere qui, che carina, ha ancora i dentini da latte, quanti anni hai detto che hai tesoro?
“…”
Dopo aver mostrato la mia dentatura a mezzo studio dentistico e aver appurato, non senza un pizzico di delusione per lo sfumato guadagno, che non ho niente che non vada, mi spedisce dritta dritta nelle braccia di Selvaggia (appunto) per il secondo round. La pulizia.
Selvaggia è, come suggerisce il nome, veramente un po’ selvaggia.
Oltre che nell’aspetto, anche e soprattutto nei modi.
Madre di due bimbi maschi è abituata ad essere decisa e sbrigativa ed è convinta che ciò che non strozza, non può che ingrassare.
Essendo veramente una donna che va dritta al sodo spesso nella foga si perde qualche pezzo, tipo quell’attrezzo che serve (penso) a succhiare via la bava in eccesso.
Ecco.
Con quello ha veramente un cattivo rapporto.
Lo perde sempre.
Le sfugge praticamente dalle mani ogni volta che lo tocca, facendolo piroettare nell’aere per poi farlo immancabilmente cadere sul pavimento.
Capita.
Non ci sarebbe niente di male se poi lo sterilizzasse prima di usarlo nuovamente.
Ma Selvaggia è spicciola sia di modi che di rimedi e da terra spesso e volentieri, lo rimette direttamente nella mia bocca.
Senza neanche sciacquarlo. Ma regalandomi di contro un grande sorriso per ribadire (come se non lo avessi capito)m chi è che comanda lì dentro.
Ma a me non importa.
Anche io sono contro le perdite di tempo.
E soprattutto non vorrei mai averla per nemica. Mai.
In più ieri Selvaggia era a quanto pare, veramente di fretta.
Usando ancora più violenza del solito, ci ha messo appena dieci minuti per terminare il suo lavoro, non senza distruggermi le gengive e, secondo me, anche qualche dente.
Si è inoltre dimenticata di regolare il getto di acqua per il risciacquo, di riempirmi il bicchiere dell’acqua creandomi enormi imbarazzi al momento di sputacchiare nella sputacchiera medica il misto di saliva e non so cosa; si è dimenticata perfino di usare il disinfettante e alla fine, per completare il tutto, si è dimenticata di pulirmi la parte in alto a sinistra dei denti.
Quando sono uscita da lì sembravo uno scherzo della natura: i capelli sconvolti, gli occhi ricolmi di lacrime, il viso impiastrato di acqua e altre robe e, come se non bastasse, mi sono anche ingoiata la magica mistura (la roba che ti rimane in bocca) non avendo avuto modo di potermene liberare in altre maniere, forse più consone.
Tremendo.
Selvaggia non si è però dimenticata di chiedermi l’onorario.
Nonostante andasse così di fretta.
Alla fine, quando oramai non ero altro che l’ombra di me stessa, sconvolta e con 100 euro in meno, forse per pietà, forse per darmi il colpo di grazia, ha avuto il coraggio di dirmi che in fondo questa volta i miei denti stavano messi bene e che non era poi così necessario pulirli.
Non l’ho uccisa lì sul colpo.
No.
Però stavolta la denuncio.
Eccome se la denuncio.